L’audioprotesi nell’era Covid-19

L’EUHA (Europäische Union der Hörakustiker) è l’associazione tedesca degli audioprotesisti; da 60 anni promuove soluzioni e assistenza qualificata per le persone con problemi di udito.

I membri sono attivamente coinvolti nella protezione, prevenzione, rimediazione, riabilitazione sull’udito, settori in cui,visto le continue evoluzioni tecnologiche, ogni audioprotesista deve tenersi costantemente aggiornato.

L’EUHA attualmente offre una piattaforma dove audioprotesisti, studiosi e il pubblico possono interagire, con l’obiettivo di fornire assistenza alle persone con problemi di udito.

Inoltre, essa è impegnata nello sviluppo di linee guida e raccomandazioni per l’intero settore impegnato nella cura dell’udito.

Il congresso quest’anno si è svolto on line e si è sviluppato attraverso una serie di seminari tematici denominati Digital Future Friday.

Intelligenza Artificiale e protesizzazione acustica centrata sul paziente

Dr. Archelle Georgiou, Dr. Dave Fabry:

La dottoressa Georgiou e il dottor Fabry hanno trattato la solitudine e l’isolamento sociale alla stregua di una epidemia silenziosa: una efficace capacità uditiva è quanto mai essenziale per contrastare una condizione che può minare la qualità di vita di chi è affetto da ipoacusia.

Le nuove barriere, come le mascherine facciali per il contenimento della diffusione Covid-19, rendono ancora più difficile la comunicazione con medici, infermieri e altri professionisti sanitari, aggravando le numerose condizioni associate all’ipoacusia.

Secondo Giorgiou l’ Intelligenza Artificiale può offrire un supporto per una migliore assistenza all’udito. La solitudine è ormai riconosciuta come importante problema sociale e l’ipoacusia aumenta il rischio di isolamento; insieme alla stessa ipoacusia rappresenta un fattore di rischio riconosciuto per il declino cognitivo.

L’uso della mascherina aggrava una situazione già difficile per le persone affette da ipoacusia nel sostenere una conversazione in ambienti rumorosi.

L’interconnettività degli apparecchi acustici moderni con altri dispositivi

L’assenza della mimica facciale e delle espressioni visive durante la conversazione rende la discriminazione vocale molto più impegnativa, potenzialmente disincentivando il soggetto con ipoacusia dalla partecipazione sociale. Insieme alla mancanza di informazioni visive la mascherina può filtrare e attenuare la voce, soprattutto alle frequenze maggiormente necessarie per il riconoscimento del linguaggio.

Fabry tratta le possibilità tecnologiche per affrontare i problemi citati da Giurgiou. L’apparecchio acustico, che aveva in origine il compito di ripristinare l’udibilità per i soggetti affetto da ipoacusia, oggi è diventato un dispositivo in grado di soddisfare numerose altre esigenze come, per esempio, l’interconnettività con altri accessori elettronici come gli smartphone.

Oggi, grazie all’uso di sensori incorporati, l’autoapprendimento e l’intelligenza artificiale si inizia a intravedere come gli apparecchi acustici mettano in discussione il “senso comune” riguardo a cosa dovrebbe essere un apparecchio acustico e addirittura cosa effettivamente sia l’ipoacusia.

La tecnologia implementata negli apparecchi acustici oggi può contrastare i fattori di rischio come la solitudine e l’isolamento. Grazie a questa tecnologia è possibile connettere l’ipoacusico all’ ecosistema allargato e al wellness in generale.

Evoluzioni tecniche e tecnologie in epoca di pandemia

L’emergenza Covid-19 ha dato una accelerazione alle evoluzioni tecniche e tecnologiche: causa il distanziamento sociale, l’uso delle mascherine e il rumore di fondo, tutti elementi che mettono in difficoltà anche i normoudenti, il momento è opportuno per impiegare l’intelligenza artificiale come soluzione per le sfide nella comunicazione.

L’impiego dell’intelligenza artificiale può analizzare senza sosta lo scenario acustico, per garantire la massima udibilità necessaria; per garantire però la massima intelligibilità, la stessa IA può essere usata per analizzare un ambiente sonoro, prendere una “foto istantanea” dell’ambiente sonoro ed enfatizzare le caratteristiche vocali, soprattutto le frequenze maggiormente compromesse dall’uso delle mascherine. Grazie allo smartphone, che può offrire un maggiore calcolo computazionale e comunicare con l’apparecchio acustico, l’obiettivo di migliorare la qualità del suono e dell’intelligibilità del parlato è sempre più possibile da raggiungere.

Secondo Fabry, il settore audioprotesico vedrà una sempre maggiore integrazione tra smartphone e apparecchi acustici. Un altro aspetto promettente secondo Fabry sono le applicazioni per i familiari dei soggetti ipoacusici, che potranno essere ingaggiati consapevolmente come caregiver, trasformando l’apparecchio acustico in una “porta di accesso” verso il benessere e la salute sociale.

Oggi, grazie all’uso di sensori incorporati, l’autoapprendimento e l’intelligenza artificiale si inizia a intravedere come gli apparecchi acustici mettano in discussione il “senso comune” riguardo a cosa dovrebbe essere un apparecchio acustico e addirittura cosa effettivamente sia l’ipoacusia.

La tecnologia implementata negli apparecchi acustici oggi può contrastare i fattori di rischio come la solitudine e l’isolamento. Grazie a questa tecnologia è possibile connettere l’ipoacusico all’ ecosistema allargato e al wellness in generale.